Agenti: come l'AI Act li ha gestiti senza nominarli
L'AI Act non nomina gli agenti: li copre con le definizioni esistenti. Autonomia e tool use diventano criteri di rischio sistemico.
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L'AI Act non nomina gli agenti: li copre con le definizioni esistenti. Autonomia e tool use diventano criteri di rischio sistemico.
Ogni azienda che compra un modello pensa di acquistare uno strumento. In realtà sta cambiando il modo in cui il lavoro viene distribuito, verificato e giudicato.
Skills come pacchetti di istruzioni per agenti AI: come trovarle, installarle, organizzarle e scriverle con la CLI npx skills.
Quando un agente linguistico sbaglia non tace: racconta. L'osservabilità è ancora tarata sul silenzio, e il guasto arriva travestito da successo.
Più blindiamo il web contro gli agenti, più la loro società si insedia negli spazi che nessuno sorveglia: wiki abbandonati, repository orfani.
La riscrittura di Bun fatta da Claude è già in produzione. Il primo caso di "legacy software dal giorno zero": infrastruttura che nessuno ha mai veramente capito.
Stiamo costruendo agenti autonomi nel mondo fisico e, simultaneamente, meccanismi per controllarli. Ma il mondo non ha API di revoca.
Il software ha sempre retto grazie ai chiarimenti. Gli agenti AI non sanno chiederli: il costo dell'ambiguità si paga a valle.
Due binari governano l'AI all'ONU: il binario universale non militare e il Consiglio di Sicurezza. Il confine: l'AI militare resta fuori da entrambi.
La sequenza: partnership Gemini, esclusione UE, limite giornaliero in una nota, release frammentata.
Chiedersi se l'AI ci rende più stupidi è la domanda sbagliata. Il confine tra uso e dipendenza non è psicologico: è la reversibilità.
WikiSkill tiene il wiki lontano dall'agente che esegue: la conoscenza serve a chi scrive le skill, e il trasferimento tra modelli sposta la partita.
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